Asimmetria mammaria: è una complicanza frequente in questo tipo di chirurgia. Se l’asimmetria è evidente (e non microscopica, come alcune lamentano), a distanza di sei o sette mesi si può correggere.
Cicatrici allargate o irregolari: sono dovute ad una cattiva cicatrizzazione: correggibile con una semplice revisione.
Ptosi mammaria con risalita dell’areola: è causata da una cattiva qualità della pelle sottomammaria che si distende, dando l’impressione che il capezzolo salga e il seno scenda. In questi casi si elimina la pelle eccedente riponendo nello stesso tempo la ghiandola, nella sua giusta sede.
Insensibilità del capezzolo: dopo tre o sei mesi dall’intervento si riacquista, mentre in una piccolissima percentuale persiste.
Dolore residuo: può dipendere da una cicatrice che schiaccia un nervo.
Infezione postoperatoria: la temperatura è elevata con brividi, trattamento immediato con antibiotici ed eventuale drenaggio ed evacuazione del pus quando è presente.
Ematoma: può accadere che dopo l’operazione, a causa di una forte emozione o di uno sforzo eccessivo, uno dei vasi coagulati si apre formando un ematoma. Se il seno diventa teso e dolente, bisogna intervenire, evacuare l’ematoma, coagulare o legare il vaso e mettere un drenaggio.
Apertura della ferita: normalmente avviene dopo un’infezione o un ematoma, quindi bisogna come prima cosa trattare la causa.
Necrosi del capezzolo e/o areola: molto rara, tuttavia può verificarsi a causa di un ematoma, infezione o errore tecnico, per correggere questa complicanza bisogna ricostruire l’areola o il capezzolo.
E’ giusto informarvi che in rarissimi casi a distanza di qualche anno dall’intervento il seno può spontaneamente diminuire di volume.
Rischio di tumore al seno: non esiste. |